Sala VII (Primo piano)

 La sala VII è occupata dai due grandi dipinti di Sebastiano del Piombo: la "Flagellazione di Cristo" e la "Pietà".

"Flagellazione di Cristo" 1525 olio su tavola     "Pietà" 1515-1516 olio su tavola

La "Pietà"

Quest’opera, eseguita nel biennio 1515-1516, fu destinata ad arricchire l’altare commissionato da Giovanni Botonti nella chiesa di San Francesco a Viterbo. E’ caratterizzata da precisione nel tratto e da una straordinaria forza drammatica. Due sole figure connotano questa pietà su uno sfondo privo di superfluo decorativismo.
In primo piano è raffigurata la salma del Cristo, distesa su un sudario di lino bianco candido e connotata di una forte suggestione verista, che impressiona e cattura l’attenzione. Il nodo focale della composizione è una Madonna dai tratti mascolini che dispera con gli occhi rivolti al cielo. Tale figura assume un’espressione palesemente tragica pur mantenendo "una forte dignità umana e un intenso, quanto rigido, rigore morale".
Sullo sfondo, ancora più arretrato dalle figure principali per l’uso preminente di tinte scure, un paesaggio crepuscolare senza traccia di vita, un sole offuscato in un cielo buio e un bagliore d’incendio all’orizzonte che suggeriscono il passo dei Vangeli in cui si parla di un eclissi solare e di un terremoto che terrorizzò la città di Gerusalemme alla morte del Cristo.
Il paesaggio cui Sebastiano, memore della propria educazione veneziana, attribuì sempre un ruolo pittorico fondamentale, sembra testimonianza del sentimento di profonda religiosità che permea l’intera scena, attraverso un cromatismo dai toni cupi, dove si accendono bagliori crepuscolari.
Il Cristo, apollineo nella sua resa corporea, si contrappone al paesaggio di fondo, un mondo di paura e consapevole di dolore. La critica sottolinea come tutta la grande pala (2 x 3 metri) sia stata dipinta secondo precisi rapporti matematici tra le figure; nell’apparente disordine compositivo si cela infatti uno studio rigoroso: il gruppo Gesù - Maria si inserisce perfettamente in un triangolo equilatero, e un secondo triangolo si ottiene collegando idealmente il sole, con il viso e le mani di Maria a destra e le rovine sulla sinistra. Gli studiosi intravedono nella Pietà l’evidente adesione di Sebastiano alla scuola di Michelangelo, di cui si ipotizzò un probabile intervento nell’opera.
Restano caratteristiche del Luciani l’intensa espressività dei volti, il modellato raffinatissimo delle forme (turgide e sode) e l’uso morbido e sfumato del colore.
La tavola dove fu dipinta l’opera contiene nel suo retro alcuni schizzi, di pregevole qualità realizzati con carboncino e lumeggiati a biacca attribuiti tradizionalmente allo stesso Michelangelo. Due studi in particolare realizzati a sanguigna di piccolissimo formato sembrano essere schizzi preparatori della Vergine raffigurata nella tela. Uno più sommario sull’impostazione e l’altro, invece più definito mantiene in espressività postura e inclinazione l’idea finale del viso della Vergine.