Sala VIII (Primo piano)
Sala VIII

Madonna con bambino 1492-97. Antonio del Massaro detto il Pastura.
Tempera su tela, Viterbo, chiesa di San Clemente

Nozze Mistiche di Santa Caterina 1447 Pancrazio di Antonello Jacovetti.
Olio su tavola Viterbo Chiesa di Santa Maria della Verità
MADONNA COL BAMBINO DI ANTONIAZZO ROMANO
Il dipinto in questione, realizzato con la tecnica dell’olio su tavola, era, secondo quanto riferitoci da padre Casimiro da Roma ( 1785) e il Corvisieri (1869), conservato in origine nella chiesa di Santa Maria del Prato a Campagnano. L’opera è stata identificata per l’insuale taglio, da Italo Faldi come facente parte di una composizione di maggiori dimensioni, poi ridotta perchè compromessa durante un incendio avvenuto nel Settecento; il dipinto infatti appare ampiamente restaurato nel mantello. L’opera realizzata da Antoniazzo Aquili , meglio noto come Antoniazzo Romano , è corredata di un’iscrizione nella quale si legge " Antonatius Romanus de pinxit MCCCC97" . Antoniazzo Romano , grande artista di mediazione del XV sec , nonostante assorbì e maturò i più disparati linguaggi artistici configuratisi nel Quatrocento , sembra essere ricordato per l’esclusiva produzione di Madonne . Sono infatti evidenti nel suo repertorio i rapporti tra questa tavola e la Madonna della Sacra Rota , conservata nei Palazzi Apostolici Vaticani . Molte delle sue opere sembra abbiano assorbito modi di Pietro della Francesca , di Melozzo da Forlì ( con il quale collaborò al Vaticano durante il pontificato di Papa Sisto IV della Rovere ) , Filippino Lippi ( Madonna Torquemada ) e in particolare in quest’opera , di Pietro Pierugino .
Terzo ambiente ospita opere del XV- XVI secolo. Tra questi spiccano tre noti dipinti del pittore viterbese Antonio del Massaro, detto il pastura:
-un presepe tra i Santi Giovanni Battista e Bartolomeo
-una Madonna con bambino con angeli e Santi
-uno stendardo processionale con madonna con bambino con angeli e Santi.
ANTONIO DEL MASSARO DETTO IL PASTURA
Antonio del Massaro, meglio noto come il Pastura (Viterbo ca. 1450. prima del 1516) fu un valido pittore locale che mosse i primi passi in modo autonomo tra Viterbo e Roma.
La prima notizia relativa al Pastura risale al Dicembre 1478, quando partecipò all’ "arte e università di San Luca dei pittori" a Roma. Alla fine di tale decennio si reca a Viterbo, dove realizza alcune opere. Alla morte di Lorenzo da viterbo divenne il maggior esponente della pittura viterbese. Lavorò diverse volte sotto la direzione di Bernardino di Betto, detto Pintoricchio, il quale lo impiegò in alcuni cantieri romani. il §Pastura trasse dal Pintoricchio alcune delle sue caratteristiche pittoriche: le figure turgide, i colori pastello e il forte senso per la verticalità.
Singolare è la storia della fortuna critica di cui ha goduto il Pastura. Appena un secolo dopo la sua morte, infatti, si era già persa ogni notizia di lui anche nella sua città natale. Viceversa in epoca moderna egli ha goduto del rilancio del Perugino e del Pintoricchio operato dal gusto purista e prerafaellita dell’ottocento, a tal punto da essere stato uno dei primi pittori italiani a godere in proprio di monografia agli albori del nostro secolo, pubblicato nel 1902 dallo Steinmann.

PRESEPE TRA I SANTI GIOVANNI BATTISTA E BARTOLOMEO
In primo piano, in adorazione del bambino sono raffigurati la Vergine, San Giovanni Battista, San Giuseppe, San Giovanni Evangelista, pastori e angeli.
Questa tavola è corredata di un’ iscrizione dipinta nel muro della mangiatoia dove i legge "PETRUS APULUS/ ET UXOR MARGARITA" che è chiaramente indicativa della committenza. Furono infatti i coniugi Guzzi a richiedere un dipinto del Pastura nel 1488 per il loro altare commemorativo in Santa Maria della Verità.
Il dipinto venne studiato dapprima dal Pinzi e da F. Egidi, nel 1889, che lo ricondussero per motivi stilistici allo Spagna, poi Steinmann che attribuì l’opera al Pastura, fu definita, inoltre, nel 1934 , dal Van Marle "una delle migliori composizioni del pittore viterbese".
ANDREA DELLA ROBBIA(1435-1525) è stato uno scultore e ceramista italiano.
Era nipote di Andrea della Robbia, fu come lui specializzato nella tecnica della ceramica policroma invetriata, inventata proprio da suo zio. Portò a grandissima diffusione l’arte della terra cotta invetriata diventando il capobottega nell’officina ereditata da suo zio. Non era propriamente uno scultore e si ispirò più alla pittura contemporanea che alla scultura. Le sue opere, spesso in bicromia blu/bianco, sono sparse nelle chiese e nei palazzi di tutta la toscana e in umbria e nel lazio. Rispetto al suo predecessore il suo stile è più idealizzato e, forse, meno sperimentale. Ebbe cinque fratelli e tre figli, fra i quali il più talentuoso Giovanni della Robbia proseguì con successo l’attività della bottega di famiglia.

Lunetta di Andrea della Robbia
La lunetta, che si trova nella terza sala, è eseguita con la tecnica della ceramica invetriata policroma, dove, all’interno emergono le figure di una madonna con bambino e due angeli simmetrici e speculari e protomi cherubiche.
Originariamente sita nella Chiesa di san Giovanni dei fiorentini, fu dapprima attribuita ad Andrea dela Robbia, il quale lavorò a Viterbo nel cantiere di santa Maria della quercia e nel busto di G.B.Almadiani. Successivamente con le ipotesi di Faldi venne ritenuta un’opera di bottega eseguita con probabilità dopo il 1515, ossia dopo l’esecuzione delle opere della quercia.
Tale opera era integrata, secondo il parere dello stesso studioso Faldi, da una data (1515) ancor oggi leggibile nella nicchia dove era contenuta in origine.
Sposalizio mistico di Santa Caterina
L’opera era precedentemente conservata nella prospiciente Chiesa di Santa Maria della Verità.
La pala di dimensioni considerevoli (198 per 176 cm) fu attribuita dal Ricci (1888) a Lorenzo da Viterbo e restituita dal Faldi (1951) a Panciatico di Antonello da Calvi, inoltre, in base all’atto notarile datato 1477 e conservato nell’Archivio di Stato di Viterbo, la critica ha giustamente considerato che l’opera fosse quella realizzata dal Panciatico per l’associazione dei Tessitori in S. M. della Verità.
Tale Panciatico fu poi ricondotto secondo Santolini (1992) a Pancrazio Jacovetti da Calvi, figlio del più noto Rinaldo da Calvi e attivo nella chiesa di San Biagio a Corchiano. Sono infatti molti i parallelismi che si rintracciano fra questa opera e gli affreschi corchianesi dalla tipologia delle figure ad un marcato segno di contorno.
Pancrazio infatti fu un allievo di Lorenzo da Viterbo e risulta essere come il maestro influenzato da Antoniazzo Romano; in particolare sono molte le tangenze compositive rintracciabili tra questa pala d’altare e il ciclo romano di Tor de Specchi.
Il fare corsivo e l’uso di citazioni di grandi capolavori hanno fatto ipotizzare comunque al Faldi che il pittore fosse modesto. In particolare lo studioso ci riferisce che si tratta di "un saggio di cultura provinciale dove appaiono frammiste, tradotte in parlata dialettale, locuzioni desunte da Piero della Francesca, Benozzo Gozzoli e Gerolamo da Cremona".