S.Rosa da Viterbo

 Vita S.Rosa

Rosa nacque a Viterbo nell’anno 1233, quando l’Imperatore Federico II era impegnato ad ottenere il controllo di Viterbo a discapito dello Stato della Chiesa; per questo motivo in quel periodo per le strade della città si manifestavano cruenti combattimenti tra fazioni rivali (guelfi e ghibellini), con assedi, eserciti e trattati di pace non rispettati.
I genitori di Rosa, Caterina e Giovanni, educarono la bambina nell’amore e nel rispetto di Dio, seguendo gli insegnamenti di San Francesco d’Assisi (1181).
La casa dove vive la giovane Santa con i propri genitori è situata vicino al Monastero delle Clarisse, dove Rosa cercò di entrare, ma provenendo da una famiglia povera, questo le venne negato; decise allora di operare tra le vie di Viterbo come terziaria, conducendo una vita di penitenza e di carità verso i poveri ed i malati. Rosa professava apertamente la pace girando per le vie della città, con il Crocifisso e con altri segni di pietà.
Questo suo modo di predicare, in un tempo in cui imperversavano aspre lotte fra opposte fazioni politiche, divise gli animi dei cittadini, così l’Imperatore decise di bandirla con tutta la sua famiglia.
Rosa durante l’esilio visse prima a Soriano nel Cimino e poi a Vitorchiano e rientrò a Viterbo solo dopo la morte di Federico II (1250). Nonostante Rosa nacque con una rarissima e grave malformazione fisica caratterizzata dalla assoluta mancanza dello sterno (malattia oggi denominata “agenesia totale dello sterno”) che di solito porta il soggetto ad una morte precoce entro i primi tre anni di vita, la giovane Santa, morì nel 1251 all’età di 18 anni.

Venne sepolta nella terra del cimitero della sua parrocchia di Santa Maria in Poggio detta oggi Crocetta. Da quel giorno sono stati molti e continui i miracoli ottenuti dai fedeli che si sono recati sulla Sua tomba per pregare: guarigioni da cecità, da cadute, da malattie gravi. Nel 1252, dopo circa 18 mesi dalla Sua morte, visto il notevole afflusso di gente sulla Sua povera tomba, le Autorità Cittadine ed il Clero chiesero al Papa Innocenzo IV di promuovere il processo di canonizzazione di Rosa. Il Pontefice acconsentì ed ordinò la riesumazione del corpo disponendone la canonica ispezione, secondo gli usi del tempo: il Corpo della Santa appariva miracolosamente incorrotto e perfino le rose con le quali era stata inghirlandata alla sua morte, erano fresche e profumate. Viene allora deciso di seppellirla all’interno della chiesa di Santa Maria in Poggio dove vi rimase per 6 anni. Nel 1257 il Papa Alessandro IV trasferì la Sede Papale a Viterbo, poichè Roma era diventata teatro di tumulti tra famiglie in lotta per il territorio. Dopo qualche tempo, il ponetifice sognò Rosa per ben tre volte: in queste apparizioni la giovane Santa disse al Papa di far trasferire il proprio Corpo nel vicino Monastero delle Clarisse, dove in vita aveva inutilmente chiesto di potere entrare. Il 4 settembre del 1258, dopo la terza apparizione, il Papa, resosi conto che la figura che sognava e che gli parlava era veramente Rosa e considerando l’evento straordinario, accompagnato dai cardinali in una solenne processione, trasferì il corpo incorrotto di Rosa nella vicina Chiesa delle Clarisse, che fu custodito da quest’ ultime.
Il corpo della giovane Santa venne chiuso in una preziosa urna con un’anta apribile in modo tale che i fedeli possano baciare la sua mano. Nel 1357 a causa di una candela caduta, scoppiò un incendio all’interno della cappella dove era custodita la giovane Santa; l’urna venne completamente consumata dalle fiamme, come pure le vesti di Rosa e tutti i documenti e gli ornamenti che erano lì conservati, ma il suo Corpo rimase assolutamente indenne, solo annerito. Dopo più di 750 anni dalla Sua morte, recandosi nel bellissimo Santuario dedicato a Santa Rosa, è possibile vederla, perché il suo prezioso Corpo è tutt’ora incorrotto; sono ben conservati il Sacro Cuore, gli organi interni, le masse muscolari e lo scheletro. I viterbesi, suoi devoti concittadini, onorano ogni anno, fin dal lontano 1258, la loro Santa con una processione, il corteo storico della città. Esso è costituito da 170 figuranti in bellissimi costumi d’epoca tipici delle cariche civili ed ecclesiastiche più importanti della vita del Comune, che trasportano il Sacro Cuore.

Il trasporto della macchina di S.Rosa


Il trasporto della Macchina di Santa Rosa è la festa viterbese per antonomasia, dedicata alla patrona Santa Rosa, vissuta nel XIII secolo, la cui memoria è rievocata dai viterbesi attraverso una manifestazione unica al mondo. La macchina di Santa Rosa consiste in una torre illuminata da fiaccole e luci elettriche, realizzata in metalli leggeri e in materiali moderni quali la vetroresina (che hanno sostituito da diversi anni il ferro, il legno e la cartapesta), alta circa trenta metri e pesante cinque tonnellate che la sera del 3 settembre viene sollevata e portata a spalla da un centinaio di uomini detti “Facchini” lungo un percorso di poco più di un chilometro articolato in vie e piazze del centro cittadino, tra la folla.

Le origini

La Macchina risale agli anni successivi al 1258, quando, per ricordare la traslazione del corpo di S. Rosa dalla Chiesa di S. Maria in Poggio al Santuario a lei dedicato, avvenuta il 4 settembre per volere del papa Alessandro IV, si volle ripetere quella processione trasportando un’immagine o una statua della Santa illuminata su un baldacchino, che assunse nei secoli dimensioni sempre più colossali. Il 3 settembre, i facchini, che dal 1978 sono riuniti in sodalizio e si fregiano del titolo di Cavalieri di S. Rosa, trasportano da sempre le varie macchine.
Dopo il pranzo essi, vestiti nella tradizionale divisa bianca con fascia rossa alla vita (il bianco simboleggia la purezza di spirito della patrona, il rosso i cardinali che nel 1258 traslarono il suo corpo), si recano in Comune dove ricevono i saluti delle autorità cittadine, poi fanno visita a sette chiese del centro, infine si ritirano al convento dei cappuccini, dove il capofacchino impartisce loro le ultime indicazioni sul trasporto. Verso le 20:00, i Facchini preceduti da una banda musicale che intona il loro inno, partendo dal Santuario di Santa Rosa percorrono a ritroso il tragitto della Macchina, acclamati dalla folla, fino a raggiungere la Chiesa di S. Sisto, presso Porta Romana. Qui viene impartita loro dal vescovo la cosiddetta benedizione in articulo mortis, che prende in considerazione eventuali incidenti e pericoli.
Arrivata al Santuario dopo una ripida salita, la Macchina di Santa Rosa rimane esposta per alcuni giorni successivi al 3 settembre, mentre l’urna dove è custodito il corpo della Patrona è visitata da migliaia di fedeli.

Tutte le macchine di S.Rosa dal 1690