Palazzo Farnese

Il Palazzo Farnese di Caprarola è uno dei migliori esempi di arte rinascimentale, costruito per la famiglia romana dei Farnese.
Fu una delle dimore signorili costruite dai Farnese nei propri domini. Il progetto per la fortezza venne inizialmente affidato ad Antonio da San Gallo il Giovane dal Cardinale Alessandro Farnese il Vecchio. I lavori iniziarono nel 1530 ma furono sospesi a causa della programmazione di Alessandro al soglio papale. Il Cardinale Alessandro il Giovane, insidiatosi a Caprarola, voleva riprendere il progetto del nonno e nel 1559, affidò al cantiere a Iacopo Barrozzi da Vignola. Tuttavia, il progetto fu modificato: la costruzione venne trasformata in un imponente palazzo rinascimentale, che divenne poi residenza estiva del cardinale e della sua corte. Al posto dei bastioni d’angolo l’architetto inserì delle ampie terrazze aperte sulla campagna circostante, mentre al centro fu realizzato un cortile circolare a due piani, con il superiore leggermente arretrato. Vignola tagliò la collina con scalinate in modo da isolare il palazzo e, allo stesso tempo, integrarlo armoniosamente con il territorio circostante; Inoltre fu aperta una strada rettilinea nel centro del paesino sottostante, così da collegare il Palazzo alla cittadina ed esaltarne la posizione dominante.
All’interno della sontuosa dimora lavorarono i migliori pittori ed architetti dell’epoca, tra cui Taddeo Zuccari e Annibal Caro, poi sostituiti, alla loro morte da Federico Zuccari, Onofrio Panvinio e Fulvio Orsini.
Alla villa sono annessi gli "Orti Farnesiani", uno splendido esempio di giardino tardorinascimentale, realizzato attraverso un sistema di terrazzamenti all’esterno della villa, arroccati sul colle dal quale s’erge la costruzione e collegati dal Vignola con la residenza attraverso dei ponti. I lavori per il giardino iniziarono per il 1565 da Giacomo Del Luca, utilizzando per i terrazzamenti la terra di scarico delle fondamenta della Chiesa del Gesù a Roma, si conclusero nel 1630, sotto la direzione di Girolamo Rainaldi.
Il palazzo invece fu terminato due anni dopo la morte del Vignola.
ESTERNO
- Dall’alto si può ammirare la sua forma a pentagono con cortile circolare al centro. Il pallazzo viene inquadrato dalla strada che si allarga nella piazza antistante la facciata principale. Originariamente intorno vi era un fossato.
INTERNO
-I vari ambienti sono suddivisi secondo uno schema preciso e moderno, una zona estiva a nord e la zona invernale a sud. Le zone della servitù erano separate da quelle del cardinale e vennero ricavate dallo spessore dei muri. Annesse alle stanze della servitù erano le cucine ed i magazzini. in questa zona era alloggiata la scala del cartoccio, una rampa di forma elicoidale che permetteva di far scendere, mediante una guida scolpita nel corrimano, un cartoccio di carta, con all’interno sabbia o sassolini, in modo da far giungere velocemente ai piani inferiori messaggi riservati. Il piano rialzato viene chiamaro Piano dei Prelati. Vi si accede sia dalla scalinata esterna che da quella interna e in questo piano vi sono delle scale affrescate da Taddeo Zuccari, le Stagioni del Vignola e la Stanza delle Guardie.
Il cortile circolare è realizzato dallo stesso Vignola. Esso è composto da due porticati sovrapposti con vole affrescate da Antonio Tempesta.
Il Vignola fu anche autore degli affreschi della Scala Regia. Questa ruota intorno a trenta colonne di peperino, attraverso le quali, secondo la leggenda, il Cardinale vi passava a cavallo per raggiungere il piano nobile. Sopra il piano rialzato si trova il piano nobile, la cui zona estiva fu affrescata da Zuccari, mentre l’invernale fu dipinta da Iacopo Zanguidi, da Raffaellino da Reggio e Giovanni de Vecchi. Qui sono collocate la camera da letto del Cardinale detta Camera dell’Aurora, e la Camera delle Celebrità, detta stanza dei Fasti Farnesia, con gli affreschi che riassumono la vita dei Farnese. Oltre è posta l’Anticamera del Concilio, che prende il nome dall’affresco del concilio di Trento; nella stessa stanza vi è un affresco di Paolo III. Successivamente si apre la Sala di Ercole, che prende il nome degli affreschi presenti. Una delle stanze più rappresentative è la Stanza delle Geografiche o del Mappamondo, la quale prende il nome dagli affreschi di Giovanni Antonio da Varese.
Il quarto e il quinto piano erano riservati agli staffieri ed ai cavalieri.