Sacro bosco di Bomarzo

Bomarzo, in provincia di Viterbo, possiede, nel "Sacro Bosco", uno dei luoghi simbolici più interessanti della nostra penisola. Arroccata su una rupe, Bomarzo domina una valle che un principe del Cinquecento, Pierfrancesco, detto Vicino, Orsini, trasformò in un luogo di riflessione e di ricerca, oltre che di pace e di serenità. Vicino Orsini nacque nel 1523 e fu un soldato di un certo valore; fu però un pò sfortunato poichè, nel corso di una campagna contro la Francia, fu fatto prigioniero e solo tre anni dopo potè ritornare a casa. L’anno prima dell’impresa di Francia, Vicino aveva già cominciato i lavori nel suo boschetto; ritornato in patria, vi attese fino alla sua morte, avvenuta nel 1585. Vicino adattò il bosco che ricopriva la vallata a formare un percorso lungo il quale il visitatore trovava sculture ed edifici enigmatici, illustrati da iscrizioni che, più che chiarire il mistero, lo infittiscono. La particolarità del "Sacro Bosco" è costituita dalle sculture e dai monumenti che non provengono da un laboratorio esterno, ma sono stati tratti dai massi che si trovavano sul posto. Vicino lavorava intensamente a pensare, a disegnare, a creare le immagini a patrire dalle quali artisti  e artigiani modellavano poi le figure trandole dalle rocce. Proprio a queste sculture, il luogo deve il nome di "Parco dei mostri". Ma non sembra giusto, nè sotto il profilo etico, nè sotto quello conoscitivo, classificarlo sotto il segno della "bizzarria", come ha fatto qualche studioso. A Vicino l’elaborazione del "Sacro Bosco" costò la fatica intelllettuale e la tensione spirituale di una vita .Vicino usava il nome di "Sacro Bosco" per la sua creazione e cosi anche lo chiamiamo noi , eliminando la denominazione "Parco dei Mostri". Dopo la morte di Vicino Orsini il bosco cambiò più volte padrone, ma lentamente cadde in un oblio che durò secoli. Solo di recente si è cercato di ricondurre la località all’antico splendore , ma è stato molto difficile recuperare la struttura originaria rovinata non solo dal secolare abbandono, ma anche da eventi naturali che alterarono la fisionomia dei luoghi mentre i monumenti erano stati pressochè sepolti dalla vegetazione. All’ ingresso fiancheggiano due sfingi simbolo dell’enigma che per gli antichi coincideva con la Sapienza. Sui basamenti delle sfingi due iscrizioni invitanno nel Sacro Bosco.

  Nettuno  Donna Dormiente

  Il drago   Elefante